DEVORA

2023

Mira.
Cuerpos en tumulto, desgarran simulacros, desarman historias, dejándose afectar por la energía que los afecta. Mujer/es?
Superficies palpitantes, miradas expuestas a la irradiación del deseo. Soledades que se tocan, magnéticas, en búsqueda de un goce común.
Devora.

Dirección: Angela Babuin
Dramaturgia: Francesco Callegaro
Danza: Catalina Briski, Alfonsina Macchi Herrera, Ana Laura Ossés, Josefina Sagasti, Muriel Sago, Casandra Velázquez
Video: Marco Lovisatti
Vestuario: Pedro Ventura Briski y Pasquale Napolitano
Diseño de luces: Martín López Palermo
Asistente: Sheila Dempsey
Música: Iosonouncane, Juliette Lewis, Soundwalk Collective feat. Patti Smith, Arvo Pärt, Alessandro Cortini
Duración: 50 minutos

Il contagio è vita, quando è il virus del desiderio a circolare. È il contatto corpo a corpo che risveglia la forza singolare che ci unisce e ci spinge al movimento, frantumando i simulacri che ci lasciano impotenti. Cinque donne condividono la loro comune solitudine, lasciandosi toccare da ciò che le tocca, sotto lo sguardo distante dell’altro assente. Esposto e osservato, intimo ed enigmatico, il desiderio circola in un gioco di specchi in cui mondi chiusi si aprono alla possibilità di un godimento condiviso. Finché non si riscopre la passione divorante di vivere.

Lo spettacolo propone un gioco tra lo sguardo e l’intimità. I materiali interagiscono tra di loro, il tulle che vela e a volte rivela, la luce che acceca e allo stesso tempo illumina nell’oscurità di una danza rotta e perduta. Strati che appaiono e scompaiono, suoni che invadono e silenzi che stordiscono. I linguaggi costruiscono un sistema, rafforzandosi o contraddicendosi a vicenda. Il video racconta questa tensione attraverso analogie e astrazioni.

La struttura drammaturgica dello spettacolo intende dare corpo al movimento creativo che porta una massa informe di corpi, atomi isolati carichi di energia, a entrare in contatto e a generare connessioni molecolari fino a dare vita a una comunità di singolarità. La definizione di questa struttura si basa su una lettura coreografica delle dinamiche della psicologia di massa descritta da Freud, nonché sull’uso poetico di riferimenti sottesi alle leggi della termodinamica, in particolare al principio dimostrato nel mondo vivente secondo cui perdita, spesa e consumo creano ordini locali attraverso circuiti reiterati. In definitiva, cerchiamo di dare forma a una termodinamica femminista, mostrando come il desiderio sovversivo delle donne sia alla base della creazione dei beni comuni.

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